Forse stiamo usando questo esperimento di WebDiving giusto per raccontare come noi, microcellula di due umani e gatto annesso, usiamo la Rete.
Perché da un lato c’è la quantità di offerta di informazioni a disposizione, dall’altro c’è la capacità critica dell’utente di utilizzare l’enormità di dati che fanno la Rete stessa.
Perché è del tutto inutile avere Google a disposizione se poi gli chiedi soltanto l’indirizzo della pizzeria più vicina. Così, se la Rete è una finestra sul mondo, è del tutto inutile continuare a guardare se non si riesce a vedere quel che c’è al di là del vetro.
Talvolta quello che vediamo non ci piace: non è così piacevole prendere coscienza di quanto il tuo stile di vita ha relazione con gli schiavi nel mondo.
Questa volta, invece, proviamo a ragionare sugli strumenti che possono farci capire meglio i fatti che stanno dietro alla politica. Perché, se non credo scriveremo mai di politica in WebDiving, di essere attenti, vigili, e cercare di capire sempre con la propria testa, di questo scriveremo di sicuro.
Tutto comincia in Irlanda…
Vi ho già scritto che soprattutto per me (Max) l’Irlanda rappresenta un’ossessione, abbastanza estesa, e profonda, da aver bisogno di non meno di tre diversi blog. Sbarcavo dall’aereo e mi sentivo a casa. Un’affermazione, questa, che non ha nessuna validità, diciamo così, scientifica: si parla soltanto di sensazioni. E sensazioni di un’ossessione: difficile immaginare qualcosa di meno oggettivo.
A forza di rompermi la testa sull’Irlanda, però, ho provato a cercare di capire che cosa stava dietro alle sensazioni. E qualche dato oggettivo cominciava a venire fuori: i luoghi, e le persone, non sono tutti uguali. E non sto dicendo, ovviamente, che l’Irlanda è un Paese perfetto. Sto solo dicendo che l’Irlanda è perfetta (lo so: è un parolone) per me. In fondo, sto solo dando ragione a Christian Morgenstern che disse:
casa non è dove vivi, è dove ti capiscono.
E questo che c’entra con Internet?
C’entra eccome, perché la risposta “Irlanda!” alla mia domanda:
“Dove dovrei vivere se mi interessano i negozi di bollitori elettrici, la musica per strada, i pub, Beckett e fare conversazione con sconosciuti sulla moglie di Joyce mentre bevo lapsang?”
dovrebbe darmela il social network che non esiste (e qui ci schiaffo un tag lungo un chilometro, ma quel che va fatto va fatto: torneremo a parlarne spesso, credo, de il social network che non esiste), il quale, data una serie di parametri che mi interessano (meno auto pro capite e più bici, per esempio. O quantità media di libri letti a testa. No meglio: densità abitativa di libri al metro quadro (quella di casa nostra è di 24,8) mi dice dove dovrei vivere.
Bello vero?
Prestate centomila euro al Palla e ve lo tiriamo su noi, il social network che non esiste…
In attesa che l’idea piaccia a Google, o a Zuckerberg …
Se lo facciano da soli il social network che non esiste, c’è qualche strumento che ci permetta, rispetto a dei parametri oggettivi, di capire che cosa succede veramente nel Paese in cui viviamo, e di contestualizzarlo rispetto al resto del mondo?
Certo non sono belli come il social network che non esiste, ma qualcosa si trova.
Human Development Report, per esempio (potete wikileggervi la storia di HDR anche in Italiano), è associato allo United Nations Development Programme e, nella sezione statistiche, ci permette di analizzare un Paese secondo una serie di indici che, nella loro totalità, ne definiscono il grado di sviluppo umano.
Do It Yourself
La vera genialata è la sezione Do It Yourself in cui potete “rimixare” come volete, eventualmente anche aggiungendo dati personalizzati, i parametri canonici che vanno a costituire l’HDR: Health, Education, Income, Inequality, Poverty, Gender, Sustainability.
Ti interessa la salute? Il tuo posto perfetto è San Marino. Sei una donna? Svezia (avranno sicuramente delle pubblicità delle auto meno sessiste…)!

Se accoppiate Education e Sustainability avrete una gran bella sorpresa. Come sta l’Italia in classifica assoluta? Ventiquattresima.
La mia Irlanda? Settima. Il podio? Norvegia, Australia, Olanda.

NationMaster somiglia molto a Human Development Report, e promette un grado di comparazione ancora più ampio. La leggibilità dei dati è però sicuramente inferiore rispetto a HDR, e non c’è molta chiarezza su come si arrivi ai punteggi.

Ma mettiamola così: se i dati sugli omicidi in Turchia sono corretti, io non ci andrei in vacanza…
I dati da soli, però, rischiano di lasciare il tempo che trovano: torniamo dove avevamo iniziato, voglio utilizzare proattivamente i dati acquisiti, altrimenti non mi servono. In ultima analisi, se devo vivere in Italia, voglio capire che cosa posso fare per farla salire in classifica.
Qualche spunto possiamo trarlo da Sustainable Scale per tutto ciò che riguarda appunto le tematiche in relazione allo sviluppo sostenibile e alla comprensione del fatto che le risorse planetarie sono limitate.
In pratica Sustainable Scale ci permette di interrogarci sulla comprensione di felicità e benessere umani che sono poi alla base delle classifiche estrapolabili con HDR o NationMaster.

Eurostat, per finire, è invece il portale ufficiale delle statistiche della Cee.

Visto che stiamo scrivendo con, su e per Internet, siamo andati a sfrugugliare nei dati riguardanti la Information Society Policy, in soldoni: il digitale in Europa.
E se dobbiamo guardare all’Italia, il risultato è, più o meno, un bagno di sangue. Adsl in casa? Sotto la media. Utilizzatori fissi di Internet? Sotto la media. Utilizzo interattivo del web? Appena sotto la media, ma comunque undicesimi.
E se ti metti a comparare HDR e Eurostat, alla fine scopri che c’è una relazione abbastanza chiara tra quelli che sono gli indicatori di sviluppo umano, l’utilizzo di Internet e lo sviluppo sostenibile.
Quindi? Quindi, su questo non c’è dubbio, un’Italia statisticamente diversa passa da Internet…